Il nuovo Piano di Azione per la Salute Mentale 2025-2030 è un riferimento importante in quanto, nei 10 anni dal precedente documento di indirizzo, molte e importanti sono le novità in Salute Mentale.
Del PANSM, Famiglie in Rete apprezza in particolare:
- la scelta del Dipartimento integrato e inclusivo e il ruolo al suo interno di famiglie e utenti;
- il riferimento a: interventi individualizzati, obiettivi realistici, valutazione dell’esito, Case Manager;
- il riferimento al Budget di Salute, alla collaborazione nella progettazione con famiglia e associazioni di familiari e utenti, alla partecipazione attiva degli esperti per esperienza;
- l’attenzione a tutte le persone con disturbi mentali autrici di reato, sia detenute/imputabili sia non imputabili in misura di sicurezza;
- l’idea un maggior governo della transizione tra i servizi al raggiungimento della maggiore età.
Rileviamo altresì importanti criticità: affinché le azioni di un Piano vengano realizzate in modo efficace, efficiente e in conformità con gli obiettivi prefissati e le normative vigenti, esso va accompagnato:
- da risorse dedicate adeguate
- da misure che ne rendano possibile l’attuazione
- da un sistema di Governance che in tutti i passaggi decisionali sia aperto a tutti gli attori.
Su queste tre questioni il Piano è silente o incompleto.
Proposte
- Aumentare la quota del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) destinata alla Salute Mentale
Il FSN può vincolare quote per la realizzazione di specifici obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale. In sede di Intesa in Conferenza Unificata, il Piano va quindi accompagnato da un impegno esplicito dello Stato e delle Regioni ad aumentare le risorse dedicate alla Salute Mentale. La spesa per la Salute Mentale deve raggiungere in tutte le Regioni almeno il 5% del FSN, con incrementi progressivi fino agli standard europei (10-15%).
- Implementare le condizioni attuative
2.2. Facilitare l’assunzione di personale specializzato
Occorre accompagnare il PANSM con un Piano straordinario di assunzione di personale nei DSM con un finanziamento dedicato, per permettere alle Regioni di assumere senza incidere sui propri bilanci ordinari e senza sforare i tetti di spesa preesistenti.
2.3. Integrare i servizi
L’attuale frammentazione dell’offerta rende difficile accedere a percorsi di cura coerenti e continuativi, in particolare per disturbi cronici o complessi. Il modello dipartimentale integrato e inclusivo è necessario ma non sufficiente per una collaborazione realmente efficace tra le diverse strutture e figure professionali: chiediamo perciò norme operative di dettaglio.
- Rafforzare la governance
E’ necessario un sistema di sorveglianza ben strutturato, con forte capacità di monitoraggio e di valutazione: valorizzare gli attuali strumenti di monitoraggio (SISM e Rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità), ma soprattutto includere nel sistema sia le Istituzioni competenti che i fruitori dei servizi (associazioni di familiari e utenti), con il supporto di tecnici qualificati, che produca con cadenza almeno annuale Rapporti di attuazione del PANSM, a cui dovrà essere dato il massimo di pubblicità.
Considerazioni e proposte su alcune delle politiche trattate dai singoli capitoli
Di seguito un riepilogo di quanto dettagliato nel documento allegato:
- Presa in carico assertiva e proattiva: è per noi un punto centrale. In ogni Dipartimento devono essere definite e monitorate le azioni mirate ad applicarla, basate su buone prassi esistenti.
- Collaborazione con la famiglia: il Piano Terapeutico-Riabilitativo Individuale deve essere condiviso con la famiglia e al suo interno ne deve essere chiarito il ruolo; le associazioni di familiari possono fare mediazione con le famiglie impreparate o poco disponibili.
- Indicatori di esito: la valutazione deve basarsi su strumenti standardizzati riconosciuti dalla letteratura scientifica. Deve coinvolgere operatori, paziente, familiari e se necessario un facilitatore (ESP o associazioni). I risultati vanno usati sia a livello aggregato, per confronti tra strutture, sia a livello di singolo paziente, per reindirizzare suo Progetto Terapeutico.
- Case Manager: chiediamo di dettagliarne e rafforzarne il ruolo di responsabilità e le competenze, e garantire un carico di lavoro sostenibile.
- Trattamenti: chiediamo l’ampliamento della disponibilità di farmaci specifici ove esistenti (es. ADHD), una maggiore proattività nel costruire l’alleanza terapeutica nei trattamenti psicoterapici, la stesura e adozione dei PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali) in tutte le Regioni, il monitoraggio dell’effettivo utilizzo di terapie evidence-based specifiche per disturbo.
- Transizione tra i servizi al raggiungimento della maggiore età: sono necessari protocolli chiari per evitare problemi nei due periodi di transizione (14/16 anni e poi 20/22 anni). E’ fondamentale formare gli operatori NPIA per la diagnosi precoce dei disturbi ad esordio in tarda adolescenza.
- Pazienti psichici autori di reato: indipendentemente dalla posizione giuridica e condanna, deve essere garantito il diritto a cure di provata efficacia, con linee guida specifiche per la popolazione forense. Le attuali carceri italiane, incluse le ATSM, sono inadeguate alla cura dei pazienti psichici: chiediamo l’ampliamento e il monitoraggio delle strutture per le misure alternative alla detenzione con contenuti terapeutici. Altri temi non trattati nel PANSM sono: isolamento, abuso di psicofarmaci, autolesionismo e suicidio, formazione del personale del carcere sulla salute mentale. Per le REMS, concordiamo sulla necessità di urgente intervento del legislatore sulle indicazioni della sentenza della Corte Costituzionale 22/22. Per il referente forense non basta un ruolo consulenziale: deve avere responsabilità di coordinare i percorsi terapeutici e giudiziari del paziente, ovunque sia (istituti di pena, REMS, comunità terapeutiche, territorio), e deve collaborare con la famiglia.
- Risk management e sicurezza: la presa in carico proattiva dei pazienti, la collaborazione con le famiglie, l’utilizzo del sapere esperienziale e la formazione sui più avanzati strumenti psicoterapici, sono di fatto strumenti di risk management, perché prevengono l’insorgenza di crisi.
- Contenzioni: vanno considerate tra gli “eventi sentinella”. Per ridurle effettivamente occorre indicare target temporali nel Piano. Per la de-escalation oltre, alla formazione degli operatori, vanno opportunamente coinvolti gli esperti per esperienza.
- Forze dell’ordine e TSO: giusto separare i ruoli di cura e controllo, ma va sempre tentato di evitare il TSO. Ciò richiede pratiche di de-escalation, approcci collaborativi e trauma-informed, e una cultura di prevenzione con strumenti predittivi.
- Consenso informato: deve essere considerato processo in divenire e proattivamente primo obiettivo della presa in carico, non prerequisito che comporti l’abbandono dei pazienti con difficoltà ad aderire alla cura o a riconoscerla come essenziale; per promuovere la famiglia come risorsa, occorre regolare i principi della privacy, anche con il contributo del Garante per la privacy.
- Esperto in Supporto tra Pari (ESP): chiediamo di definire linee guida chiare e dettagliate su: riconoscimento della qualifica professionale dell’ESP, requisiti formativi, modalità di erogazione della formazione, sulle condizioni per l’inserimento strutturale nei servizi (CSM, SPDC, Pronto Soccorso,…).

