
Poco più di quatto anni fa, Giacomo, 21 anni, con diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità, moriva in carcere a S.Vittore (Milano), dove non doveva stare perché doveva essere curato. Lentezze burocratiche e inefficacia degli enti preposti lo hanno lasciato 9 mesi in detenzione, in attesa del trasferimento in REMS prescritto dal giudice per le sue gravi condizioni di salute mentale.
Il Disturbo Borderline di Personalità porta a vivere ogni emozione (rabbia, noia, ansia, frustrazione, passione, persino la felicità,…) con un’intensità intollerabile e travolgente: qualcuno lo paragona alla pelle ustionata, su cui anche il tocco più lieve può provocare sofferenze enormi.
Nella notte del 1 giugno 2022, chiuso nella sua cella, Giacomo ha cercato sollievo nel butano della bomboletta con cui i detenuti cuociono le vivande, e ci ha lasciati.
Dedicare a Giacomo due borse di studio sul disturbo di cui soffriva ci è sembrato il modo migliore di ricordarlo, e nello stesso tempo di tentare di incidere là dove le competenze si formano, nella speranza che tanti giovani come Giacomo in futuro abbiano un destino migliore.
Tra le tante attività dell’associazione, il nostro Statuto prevede, infatti, da una parte stimolare la ricerca su cause, prevenzione e trattamento della malattia mentale, in collaborazione anche con strutture di ricerca, e dall’altra lavorare perché siano davvero accessibili a tutta la popolazione interventi psicologici, psicosociali e farmacologici preventivi e di cura, i cui livelli di efficacia nella pratica siano valutati e promossi secondo la EBM (Evidence Based Medicine). Esattamente quello che a Giacomo è mancato.
Pubblichiamo quindi qui il bando per due borse di studio per migliore progetto di ricerca/intervento sul Disturbo Borderline di Personalità (a basso funzionamento).
Che cosa significa “basso funzionamento”? Esistono scale scientificamente validate (GAF, LPFS, IPF, ...) per descrivere e valutare il livello di funzionamento di una persona con disturbo psichico, ma - semplificando - noi famigliari diciamo che basso funzionamento implica la difficoltà a far fronte alla vita quotidiana, in tutti i suoi aspetti: emozioni, relazioni, organizzazione del proprio tempo, salute fisica, scuola, lavoro, abitazione, patente, documenti...
Nel ricordare Giacomo, coltiviamo il sogno di suscitare in qualche giovane professionista della salute mentale la passione necessaria per cercare strade innovative e intelligenti per prendersi cura dei pazienti come lui, così complessi e così spesso trascurati.

